Spaghetti di primavera con burrata e spezie asiatiche

Spaghetti di primavera con burrata
Momenti di ordinario imbarazzo.

Sono tanti i momenti memorabili. Quelli che ricorderò fino alla fine dei miei giorni per l’intensa sensazione di tremore associata al desiderio istantaneo di voler scomparire dalla faccia della Terra, eclissandomi, come la Luna dietro al Sole. Ricomparendo solo quando tutti se ne sono scordati. O sono scomparsi.

Non sto parlando del classico prezzemolo mal tritato e rimasto incastrato fra un dente e l’altro.

Nemmeno di una pubblica sfilata, fatta con nonchalance, portando un abito indossato non sotto-sopra, come farebbe la normale umana gente. Ma indossato col davanti al posto del dietro. E la donna non è nota per la perfetta simmetria del corpo fra il fronte-retro.

Parlo di momenti ancora più inquietanti (o esilaranti), non tanto per la pubblica piazza. Ma per l’intimità, vissuti  e condivisi con poche persone … tipo due. Situazioni da cui non è possibile scappare. E si deve sopportare lo sguardo, che è un misto fra l’imbarazzato e l’inquisitorio, della persona antistante.

Non parlo di tutte quelle volte che ho indicato strade sbagliate alle persone, che poi ho rincontrato, subendo le loro occhiate  assai poco benevole, un misto di rancore e risentimento  (in fondo …. che cosa vuoi sia … ti ho solo fatto perdere 10 minuti di vita …. non ti ho strappato un pelo).

Ma è capitato ben di peggio.

Ricordo ancora il giorno : era una mattina d’autunno. Di ottobre o novembre. Una giornata assai uggiosa e ventosa. Una di quelle in cui, semplicemente guardando fuori dalla finestra, si capisce come sarebbe meglio trascorrerla. A volte il tempo ci parla … ma è così bello non ascoltarlo …

Comunque ho affrontato  con un coraggio del tutto inconsapevole il mio destino, e sono uscita. Un importante appuntamento mi aspettava, anche se ignoravo completamente l’identità del mio interlocutore.

Entro in un ufficio piuttosto spoglio e sono accolta da una segretaria molto gentile, che mi indica subito la porta che avrei dovuto audacemente varcare.

Entro fiera, se non altro di essere uscita con quel tempaccio.

E di avere una parvenza di capillare ordine. Concetto assai relativo per i miei ricci.

Il colloquio

Dopo aver stretto con finta sicurezza la mano della donna di fronte mi accomodo sulla sedia rossa a me destinata.

Lei mi guarda, e iniziamo a parlare. Io sorrido, con malcelata tensione,, e credo di essere riuscita addirittura a fare delle battute.

Probabilmente di dubbio gusto. Non so mai quello che esce dalla mia bocca in situazioni convenzionali.

Poi improvvisamente, con aria pensierosa, lei mi interrompe e mi dice guardandomi dolcemente “Emanuela …. non mi riconosci ?” ….

Io rispondo subito con scioltezza che ho un viso piuttosto comune, non mi sembra di averla mai incontrata.

Ma lei insiste e prosegue dicendomi “Emanuela … sono io … sono Alessandra … non ti ricordi ?”.

Alessandra …. Alessandra …. una grossissima nube nera inizia a formarsi sopra la mia testa.

E dopo averla fissata così intensamente negli occhi da aver fatto sembrare il mio sguardo una radiografia … un’ immagine inizia a uscire dalla nebbia. Un’ombra …. il ricordo di una bambina, con cui non ho fatto solo tre anni di asilo.

Ma altri cinque di elementari, e pure tre di medie da migliori amiche. Concludo la riflessione ricordandomi degli ultimi 5 anni di viaggi sull’autobus per andare e tornare da scuola durante le superiori …. ecco … Alessandra …. era lei … in fondo aveva qualcosa di famigliare …

In quel momento ho capito due cose importanti :

L’essere fisionomista non è decisamente un mio punto di forza.

Quel colloquio sarebbe proseguito malissimo …

Nella mia cucina fortunatamente non vivo tali momenti di imbarazzo.

Conosco e riconosco ciò che mi sta di fronte.

Pure quando osservo il mondo dietro l’obiettivo della mia macchina fotografica.

Io sono al mio posto, e tutto il mondo è  identificabile. Chiaro e limpido. Indimenticabile.

Come il sapore della  burrata che viene protetto negli angoli della mia mente e nei miei ricordi, per essere richiamato ogni volta che indosso il grembiule per mettermi a cucinare.

Il profumo dei pomodorini confit, che esprime l’intensità di tutti gli aromi e il loro carattere.

E il colore vivido delle fave, che si stampa indelebilmente. Per non essere mai dimenticato, come un tatuaggio, impresso nei miei occhi.

E riflesso nelle fotografie.

Le note asiatiche del piatto

La suggestione giapponese di questo piatto è rappresentata dal katsuobushi (i fiocchi di bonito) che aromatizza l’acqua di lessatura della pasta dando note salmastre e lievemente affumicate.

E dal furikake, una miscela di spezie giapponese, che per tradizione si utilizza per rifinire e portare sapore a riso bollito, insalate e ovunque il suo aroma sia gradito.

Ingredienti per 2 persone :

  • 180 gr. spaghetti
  • 2 cucchiai di fave già pulite e cotte
  • 1 zucchina
  • 5-10 taccole
  • 1 filetto di acciuga sottolio
  • un cipollotto rosso (tipo Tropea)
  • 1 burratina
  • vino bianco secco
  • sale e pepe
  • katsuobushi
  • erba cipollina e prezzemolo tritato ( facoltativi)
  • olio e.v.o. aromatizzato con aglio, buccia di limone gambi di prezzemolo e un ciuffo di rosmarino
Per i pomodorini confit :
  • due manciatine di pomodorini datterini
  • zucchero
  • sale e pepe
  • buccia di limone
  • timo
  • olio e.v.o.
  • paprika affumicata piccante
  • zenzero
  • aglio
Per il furikake  :
  • 1/3 foglio di nori
  • 3 gr. katsuobushi
  • 10 gr, semi di sesamo
  • un pizzico di zucchero e di sale
  • 1 cucchiaino di salsa di soia
  • ½ cucchiaino di vino bianco secco
  • ½ cucchiaino di marsala secco
  • aglio
  • peperoncino
  • 1 falda di peperone crusto tritato

PREPARAZIONE

Per il condimento

Pulire le taccole eliminando le estremità e sbolentarle in acqua salata per 5 minuti. Scolarle e raffreddarle in acqua fredda. Tagliarle a filetti.

Ricavare le fave dai baccelli.

Sbollentarle in acqua per 3 o 4 minuti. Scolarle e raffreddarle in acqua. Scolarle e spellarle. Prenderne due cucchiai abbondanti.

Tagliare a fili la zucchina  epoi a pezzetti lunghi circa 2-3 cm..

Scladare l’olio con dentro uno spicchio di aglio in camicia. la buccia di limone, un pezzetto di gambo di prezzemolo e il ciuffo di rosmarino. Far riposare per almeno mezza giornata prima di filtrare.

Brasare i cipollotti affettati finemente con un filo di olio aromatizzato.

Sciogliervi l’acciuga prima di unire la zucchina.

Sfumare con vino bianco secco. (a piacere unire anche un rametto di timo).

Bagnare con brodo vegetale (o l’acqua dove si sono sbollentate taccole e fave)  e portare brevemente a cottura.

Unirvi le taccole e le fave  e far insaporire. Regolare di sale e pepe.

Per i pomodorini

Affettare a metà i pomodorini e pulirli internamente.

Disporli su una teglia ricoperta con carta forno e strofinata di aglio.

Cospargere con buccia di limone, timo sfogliato, zucchero, sale pepe, poca paprika e zenzero in polvere.

Un filo di olio prima di infornare a 140°C per 40 minuti.

Stracciare la burrata e condirla con poco sale, pepe e olio e.v.o..

Lessare la pasta in acqua bollente salata aromatizzata con il katsuobushi (consiglio di metterlo in una garza, così da poterlo eliminare facilmente) e ripassarla in padella con il condimento di fave. Unire un pizzico di furikake. A piacere insaporire con prezzemolo tritato e poca erba cipollina.

Servire a nido sulla burrata rifinendo con una sbriciolata di furikake

Per il furikake

Mescolare i fiocchi  di katsuobushi con i semi di sesamo e condirli con un’idea di olio di sesamo, un pizzico di zucchero, di sale, poco peperoncino, la soia, il marsala secco e il vino. Unirvi anche la nori tagliata a strisioline e il peperone crusco. Disporre su una teglia ricoperta con carta forno e strofinata di aglio. Cuocere in forno caldo a 140°C per circa 15 minuti.

 

Vi piace il katsuobushi, ma non sapete come usarlo in cucina ? Date un’occhiata a queste linquine all’aglio nero. Vi conquisteranno per sapore e semplicità ! Due sapori straordinari per un gusto travolgente.

 

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