Dischi con cime di rapa, pancetta croccante e provolone

A volte è più semplice fare un piatto, che dargli un nome.

Il nome è un’aspettativa, una promessa, che poi il piatto deve mantenere.

Breve e incisiva : altissimo rischio di banalità.

Lunga e complicata  : tedio e noia solo a pensarla.

Immaginate un titolo più lungo del testo … appunto !

E poi al SEO non piace molto.

Si … perché nel mondo di oggi bisogna parlare nel modo in cui piace a un sistema. Bisogna ragionare quasi come intelligenze artificiali (ma non doveva essere la tecnologia ad aiutarci, ragionando quasi quanto noi ?).

E soprattutto, oramai nel gala’ dell’assurdo, sembra quasi si debba dimostrare di essere umani, invece di macchine.  Grazie Social !

Il terrore di svegliami in una puntata di Black Mirror è praticamente dietro l’angolo.

Trovo grandi incoerenze … ma rimane pur sempre un parere personale.

Ritorniamo ai miei problemi, ossia a quelli che sono in grado di risolvere.

La domanda che ricorre spesso nella mia testa è : il piatto è buono quanto bello ? E’ bello quanto è buono ?

La  comunicazione è fedele all’oggetto ? Io sono fedele alle mie intenzioni ?

Fortunatamente queste domande mi sorgono alla sera, prima di andare a letto. Affrontare certi temi appena alzata, con i capelli arruffati (non che io ragioni con la chioma … ma rende bene l’idea), gli occhi mezzi aperti e soprattutto buona parte del cervello ancora dall’altra parte, non è semplice. Se non altro mi assicuro sogni fatti di gonfia pasta choux, augurandomi di non rimanere intrappolata in un cumulo di tagliatelle. Inseguita da un’anatra starnazzante con due fette di arancia al posto degli occhi.

A volte invece i sogni sono profetici. E se non mi dicono quello che accadrà, magari sono in grado di indicarmi cosa sia più opportuno fare.

O come sia più elegante servire un piatto.

Ad esempio : mi viene una voglia pazza e irresistibile di preparare (e mangiare) una pasta con cime di rapa.

Piatto che cucino ogni autunno. In forma tradizionale. Poi in versione zuppa. Infine in modalità pizza.

Quindi ritorno alla pasta. E penso ad una versione alternativa, che tuttavia tenga fede alla storia del piatto.

Non sempre i risultati sono coerenti con le aspettative. Ma questa volta ci siamo.

La pasta è fedele. E io sono una donna assai felice.

In cosa consiste tutta la mia soddisfacente rivoluzione ?

In poche e semplici mosse, che si basano su un principio : usare sempre tutto di una verdura, rispettando tempi, cotture e consistenze.

Ho ricavato le foglie, e le ho cotte in padella, per una ventina di minuti, così da mantenere una consistenza, un sapore deciso e non perdere il loro piacevole amarotico.

Ho lessato i gambi per mezz’ora in acqua, così da ricavare un brodo aromatico dove poter lessare la pasta. E dare quindi più sapore.

Infine ho frullato e passato al setaccio i gambi, dal verde colore brillante, per ottenere una crema su cui adagiare la pasta.

Come dire … cime di rapa sotto, sopra e pure dentro.

Il gala’ della cima  non ha sempre a che vedere con la chioma.

Ingredienti per 2 persone :

  • 200 gr. pasta formato dischi o orecchiette
  • 500 gr. cime di rapa
  • 60 gr. pancetta
  • 100 gr. polpa di pomodoro
  • provolone piccante
  • peperoncino
  • ¾ cucchiaino di semi di finocchio
  • olio e.v.o.
  • sale e pepe
  • aglio
  • paprika dolce e piccante
  • zucchero
  • amido di mais

PREPARAZIONE

Per la crema

Pulire le cime di rapa, separando le foglie dai gambi. Spezzettarli e metterli in una pentola con acqua salata. Portare a bollore e cuocerli per mezz’ora.

Scolarli, tenendo da parte l’acqua, che servirà per lessare la pasta. Frullare i gambi con poca acqua di lessatura e passare al setaccio.
Rimettere il brodo verde in un piccolo pentolino. Far addensare unendo poco liquido freddo in cui si sarò sciolto mezzo cucchiaino di amido di mais. Regolare di sale e pepe. La consistenza che si deve ottenere è una crema.

Per la pancetta
Tagliarla a dadini e rosolarla, senza altri condimenti, insaporendola alla fine con le paprike.

Per le cime di rapa
Scaldare un filo di olio e.v.o. con il peperoncino, l’aglio e i semi di finocchio pestati. Aggiungere le foglie e farle insaporire. Bagnare con poca acqua di lessatura dei gambi, unire 100 gr. polpa di pomodoro, un pizzico di zucchero, sale e portare a cottura (circa 20 minuti). Al termine eliminare l’aglio e regolare di sale e pepe.

Per la pasta
Lessarla nell’acqua aromatizzata. Scolarla e ripassarla in padella con il condimento, aggiungendo anche la pancetta e poco provolone grattugiato.
Servire come fondo la crema di gambi riscaldata e al centro la pasta. Rifinire con provolone piccante a scaglie e qualche dadino di pancetta tenuto da parte.

 

 

 

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