Le Langhe

Ci sono posti che ti entrano nel cuore.

Fin dalla prima volta che li vedi.

Sono un colpo di fulmine, in un appuntamento alla cieca.

Non sai cosa ci sarà ad aspettarti, nemmeno se ti piacerà. Non sai se ti annoierai. Ma vai, con la curiosità dentro.

Corri lungo l’autostrada. Esci, e fai un po’ di chilometri di asfalto piatto e noioso. Tutte le sfumature di grigio, e poco altro.

Poi giri,  e noti che la vista inizia a cambiare. Il suolo inizia a incurvarsi. Onde sinuose prendono forma. E vedi colline.

Ricoperte da viti. A perdita d’occhio. Sembrano infinite. Più ti addentri, giri, sali e scendi.

Viti. Poi noccioli. E di nuovo filari. E ancora dolci colline.

Che dal verde iniziano a tingersi di giallo. Fino a diventare rosse e brune.

Dando vita ad uno degli spettacoli più belli mai visti.

La terra del vino. Il vino dei re, il re dei vini.

E il Nebbiolo, l’uva da cui nasce tutto.

Le Langhe.

Non mi sono fermata alla prima visita. Si ritorna sempre dai vecchi amori, perché parte del cuore si ferma là con loro.

E’ diventato quasi un appuntamento annuale, fra ottobre e novembre, andare a scoprire nuovi ristoranti. Ricordare vecchi sapori. Scattare nuove fotografie. Innamorarsi ancora.

Parto quasi sempre da Barolo, per sentirmi nella culla del vino. Il nome la dice lunga.

Ed è bello perdersi per le piccole viuzze, per poi entrare in una piccola enoteca dove poter non solo godere della meraviglia del vino, ma anche sentirne la storia, l’origine e capire, sentire e assaporare il concetto stesso di terroir.

Una sosta a La Vite Turchese è consigliatissima, anche per parlare semplicemente di vino.

Ed è bello proseguire per paesaggi che sembrano incantati, da Grinzane Cavour, Monforte d’Alba, Barbaresco, Neive.

Spersi sulle loro colline. Con i loro castelli.

Per poi affacciarsi ai belvederi. E vedere le persone godere rilassate della bellezza. Immobili, ferme a guardare il paesaggio.

E riprendere di nuovo la macchina, per spostarsi ancora, a cavallo fra le Langhe stesse e il Roero.

Dimenticandosi di tutto, in una camminata fra le vigne, scorgendo i grappoli ancora attaccati e annusando il profumo intenso della terra.

Per poi ripartire di nuoco,  alla volta di altri borghi, piccoli, ma incastonati come gemme preziose.

Serralunga d’Alba, La Morra. E se avete tempo, pure Cherasco (e i suoi famosi baci) e Bra.

Borghi che sanno di gente, di storia, di passato, di tradizione. E futuro.

Senza dimenticare il gusto

Senza perdersi nemmeno la loro infinita ricchezza gastronomica.

Dalle colazioni, con le paste di meliga e le torte di nocciole.

Gli antipasti : la battuta su tutto. Ma ora che è stagione, anche uovo con tartufo bianco d’Alba. Senza dimenticare la favolosa salsiccia di Bra.

Passando ai primi come tajarin (dai 30 rossi), e i plin, fra i ravioli più buoni che esistano (particolarità, serviti al tovagliolo).

E poi splendidi secondi piatti, come brasati e finanziere.

Arrivando a piatti di sontuosi formaggi regionali. Dalle tome, alle robiole, fino agli erborinati.

E dolci che inneggiano alla nocciola e al cioccolato  (come il Bonet).

Il tutto innaffiato da Barbera o Langhe rosso (a base nebbiolo, in versione meno impegnativa), per arrivare a vini più strutturati come Barolo e Barbaresco.

E barolo chinato per i dolci  più corposi. Moscato, per le versioni fruttate.

Se amate il bianco, invece, non dimentico come aperitivo un bicchiere di Arneis … così … giusto per gradire …

E’ semplice riprendere il bello.

Quando si è avvolti da dolci colline, che ti cingono in un caldo abbraccio.

Quando i filari, come piccoli soldati ordinati, iniziano a tingersi di giallo, d’oro e rosso, e si disperdono a vista d’occhio. In un mare vegetale, mosso dall’ondeggiare di frementi foglie.

Quando si vede il sole calare nello specchietto della macchina, lasciando che siano le prime ombre ad allungarsi sulla terra.

E si è accompagnati, seduti e rilassati, con un calice di vino che riflette il frutto della terra.

Quando arrivano, portati dal vento, profumi che esprimo la ricchezza della tradizione. La nobiltà dei sapori.

La storia del sapere. Del bere. E del mangiare.

Quando i sapori esplodono in bocca. E ritrovi tutta la bellezza nella bontà.

I buono e il bello.

Il bello di scoprire. Ma anche ritornare. E farsi avvolgere da un’infinita dolcezza. di qualcosa che è passato, ma che sappiamo ritornerà.

Arrivederci Langhe.

Piccoli appunti di Viaggio :

in questa mini-vacanza di due giorni ho scoperto due bellissime realtà.

La Repubblica di Perno è un piccolo ristorante a conduzione famigliare a Perno (frazione di Monforte).

Una sola parola : spettacolare. Spettacolare carpaccio con bagna cauda e strepitosa finanziera (piatto assai raro da trovare). Concludo dicendo formaggi da urlo e selezione intelligentissima di vini.

Un inno alla tradizione e al voler-saper fare bene le cose.

Altro consiglio, per un ristorante più formale ed elegante : 21.9  Flavio Costa a Piobesi d’Alba (Tenuta Carretta).

Un cuoco che viene dalla Liguria. Grande tecnica e mano. Sapori intensi e profonda eleganza : crema di zucchine trombetta con seppie al nero e limone (suo cavallo di battaglia) rappresentano quasi (o totalmente) la perfezione per consistenze e contrasti. Plin eccezionali,  foie gras nel cuore e piccione straordinario. Come tutto il menu. Una vera coccola per corpo e mente.

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